“A capu è ‘na sfoglia i cipudda “
di
Aldo Fiorenzano
Avevo sette anni quando ottenni dai miei genitori il permesso di scendere da solo sulla spiaggia del Porto.
Abitavo ed abito sulla scalinata che dal Porto sale verso la stazione ferroviaria a 250-300 metri circa di distanza dal mare. Non c’era traffico allora, solo il prete aveva la lambretta e qualcun altro la topolino, ma i miei erano comunque preoccupati e spesso venivano o mandavano i miei fratelli, più grandi di me, a controllare il mio operato.
D’inverno e quando c’erano le mareggiate, avevano ben ragione di preoccuparsi perché il gioco preferito di noi ragazzi era quello di sfidare in velocità i cavalloni che solcavano tutta la spiaggia e, spesso, arrivavano a lambire le prime case dell’abitato. Raramente tornavo a casa asciutto, spesso dovevo aspettare qualche ora prima di indossare di nuovo le calze che avevo stese ad asciugare sugli scogli che, comunque, insieme alle scarpe, restavano umide e contribuivano ad accrescere la tonsillite, malessere che ha condizionato la mia vita sino all’età di quindici anni.
Oltre al gioco, quello che amavo di più, era andare al Porto sotto le capanne o sotto le doganelle ad ascoltare le storie che raccontavano i vecchi marinai. Le capanne consistevano in pali conficcati sulla spiaggia e collegati in alto tra loro con altri pali più sottili e spesso con vecchi remi in disuso, sino a formare una intelaiatura capace di resistere anche alle buriane estive; sopra, a mo’ di copertura, venivano deposti fasci di ginestre che servivano a creare una piacevole ombra per riparare le barche dalla calura estiva: lì i marinai si incontravano e nel pomeriggio assolato facevano la pennichella.
Le doganelle sono gli archi della casa che ancora oggi è sul Porto, sotto i quali vi erano dei cumuli di rete che i marinai usavano come sedili e sui quali riposavano o raccontavano storie. Quando riposavano non bisognava assolutamente disturbarli, pena qualche scappellotto dietro la nuca o una minacciosa sgridata con conseguente divieto di andare sotto le capanne e sotto le doganelle per lungo tempo.
I marinai che ricordo ancora bene sono: ‘Gnazio, Matteo, ‘Ugeniu ‘u uà uà, Tagliacapu, Cazzaneddu, Giovanni ‘u Scaliotu e poi Cilarduzzu, don Peppinu, Biasi ‘u pacciu, Vittoriu e Taninu ‘u colossu che erano fratelli ed erano conosciuti come i Giovannuzzi; ancora Blasittu, Zu’ Monacu, Nisiu, Zu’ Luigiu, Biasinu Romanu, Ciccillu ‘i Ignoagnu, Jucciu, ‘u Spagnolu, Giseppu ‘i Luigina e Angiollu.
Oggi questi sono tutti scomparsi, quelli viventi sono: ‘Ntoniu u Baruddu, Mast’Ariccu i Bifareddu, Beniaminu ‘u uagnunu e Felucciu ‘u Vaccaru. L’unico figlio che ha praticato il mestiere di marinaio ereditato dal padre è Pinucciu ‘u Scaliotu figlio di Giuvanni ‘u Scaliotu detto Pisciarella e mio simpatico cugino.
Nei loro discorsi spesso comparivano nomi di vecchi marinai che ancora ricordo, ma che non ho mai conosciuto, come: ‘u Nivuru, Carvanzu, Museu e Zu’ Turu. Altri personaggi li ho conosciuti al loro ritorno dall’America dove, partiti da marinai, hanno fatto tutt’altro lavoro, sono: Caramellu, Peppinu ‘u zoppu, ‘Ntoniu ‘i Rosa, Roccu e Jiucciu ‘i Ricciu e Felipe. Molti di questi marinai erano taciturni e passavano gran parte del loro tempo, quando non erano a pesca, a rattoppare le reti ed erano chiamati sarcituri, come don Peppinu e Ignoagnu.
Il ricordo di molti di questi marinai è ormai vago mentre di qualcuno è ancora vivissimo. Certe notti, prima di addormentarmi, mi rivedo su un cumulo di reti, sotto le doganelle ad ascoltare le storie di mare di Zu’ Luigiu, maresciallo della Regia Marina e celebre bevitore di vino; ne aveva bevuto tanto che la sua voce era diventata tremolante e spesso non riuscivo a capire quello che diceva e quando lo interrompevo chiedendo come? Lui non ripeteva mai. Non amava affatto i preti e gli piaceva raccontare una storia che giurava fosse vera: era la storia di un prete di un paesino sulla costa cilentana, lui lo nominava ma io non me lo ricordo più, ricordo che il paese era sulla costa che da Palinuro va verso la Punta Licosa. Questo prete, oltre a fare il sacerdote era anche a capo di una Confraternita che gestiva una tonnara. Avvicinandosi la data della ricorrenza del Santo Patrono del paese, la Confraternita decise di offrire al Santo - non ricordo quale fosse - un tonno pescato dalla tonnara e con il ricavato del quale organizzare una parte della festa. L’avvistatore della tonnara, posto all’ingresso della stessa, contava i tonni che entravano attratti dall’odore delle alici che venivano buttati all’interno per fare richiamo e ne comunicava il numero al prete che decideva poi quando chiudere per evitare che questi potessero fuoriuscire. Arrivati al numero di ventiquattro il prete gridò all’avvistatore di chiudere la porta della tonnara. Sfortunatamente, mentre scendeva in acqua la porta, fatta di robusta rete, un tonno di tre o quattro quintali di peso, riuscì velocemente a sgusciarne sotto e a riprendere il largo. Dopo il recupero dei tonni dalla camera della mattanza il loro numero risultò quindi di ventitré. Sai chi diciviti lu prevutu? A Santu ... ... ni damu chiddu ca si n’è ghisciutu (Sai cosa disse il prete? A San ... ... gli diamo quello che se n’è uscito). Detto questo, imprecando, tentava sempre inutilmente di mordersi la punta del gomito del braccio destro dicendo: Furtuna di Luigiu, non capacitandosi del perché nella vita fosse stato o lo riteneva di essere, decisamente sfortunato.
Ero così preso da queste storie che non badavo nemmeno tanto alle pulci che erano nelle reti che noi usavamo come sedili e i gatti randagi come dormitorio, al Porto ce n’erano tanti. Le pulci ci succhiavano il sangue nelle parti basse delle gambe e provocavano un prurito insistente che ci faceva grattare di continuo. Erano i primi tempi che si cominciava ad usare il famoso D.D.T., prodotto che in seguito avrebbe debellato le pulci, i pidocchi e gli scarafaggi che infestavano le nostre case. Nelle barche, invece, c’erano i mangiapani, insetti che camminavano sopra in fasciame interno e che scomparivano sotto le murate dove c’erano le puttagnole, tavole di rinforzo poste tra due ordinate.
Quest’ultimo periodo introduce il prosieguo di questo scritto che descrive appunto le parti della barca in dialetto.
Le parti della barca in dialetto
Notizie fornite dal Sig. Dionisio Romano
|
‘A ‘ntinna pa’ vila |
Specie di boma per la vela |
|
‘A pittura a ogliu |
Pittura all’olio di lino cotto |
|
‘A virnici |
Pittura sintetica |
|
Albiru |
Albero |
|
Allemu |
Foro per la fuoriuscita dell’acqua a poppa |
|
Buccatura |
Parte interna della prua |
|
Calafatà |
Mettere la stoppa tra i camenti |
|
Camenti |
Punti di unione tra le tavole del fasciame |
|
Capurota o Capurotula |
Parte finale della prua verso l’alto |
|
Carini |
Carene |
|
Carrinozzu |
Carena |
|
Catu |
Secchio |
|
Caviglia |
Buco praticato nelle barche vecchie nella giuntura della ruota di prua e di poppa per sostegno nel quale si inchiodava un pezzo di legno per sostegno e per evitare le entrate d’acqua |
|
Chiovi stagnati |
Chiodi stagnati |
|
Cinta |
Fascia di altro colore verso il frisu |
|
Contrallemu |
Foro per la fuoriuscita dell’acqua a prua |
|
Cuddaru |
Parte in cuoio di rinforzo al remo |
|
Cuntranervu |
Fascia sottile dove spesso poggia il pagliolo |
|
Falanga |
Legno sul quale si tira la barca |
|
Farchi |
Fascia tra la cinta e il frisu |
|
Femminedda |
Anello a poppa dove si infila il timone |
|
Frisu |
Tavola che chiude superiormente la barca |
|
Iacciu |
Barra del timone |
|
Manganeddu |
Legno rotante per togliere le reti |
|
Matera |
Tavola che si unisce alle ordinate |
|
Miniu |
Minio di piombo - Pittura protettiva del legno all’olio di lino cotto, usata come fondo |
|
Monachetta |
Piccola bitta a prua della barca |
|
Murati |
Parte destra e sinistra della barca |
|
Mussatelli |
Serie di buchi sulle ordinate che conducono l’acqua all’aleggio di prua e di poppa |
|
Notula |
Legno dove si fa il buco per lo scalmo |
|
Pagliolo |
Tavole mobili che coprono la sentina |
|
Pascima |
Ultimo pezzo di legno delle ruote di poppa e di prua |
|
Pedagna |
Tavola ad incastro dove poggia il pagliolo |
|
Pirtusu ‘i l’albiru |
Foro per l’albero |
|
Pruda |
Prua |
|
Puntillu |
Sostegno laterale |
|
Puppa |
Poppa |
|
Puttagnola |
Tavola interna tra il fasciame e la buccatura |
|
Rimi |
Remi |
|
Riturnellu |
Fascetta decorativa intorno al frisu |
|
Rocciuli |
Sostegni per il manganeddu |
|
Rota ‘i pruda |
Ruota di prua |
|
Rota ‘i puppa |
Ruota di poppa |
|
Sassula |
Sassuola |
|
Scarmu |
Scalmo |
|
Scutillaru |
Piccolo ripostiglio sotto la prua |
|
Sgazza |
Fermo degli alberi sugli staminali |
|
Sintina |
Fondo interno della barca - Sentina |
|
Sivu |
Grasso animale per ungere |
|
Staminale |
Ordinata |
|
Stroppulu |
Stroppo |
|
Stuppa |
Pezzi di canapa arrotolata che si mette nei camenti per evitare ’entrata d’acqua |
|
Supraffrisu |
Tavola che copre il frisu |
|
Taulama o Fasciama |
Fasciame |
|
Tavula a matera |
Tavola interna centrale tra le due murate |
|
Timuni |
Timone |
|
Uglia |
Guida in ottone dove si incastra il timone |
|
Vanghittu |
Sostegni delle tavole di prua |
|
Vangu |
Baglio |
|
Zanguni |
Ordinate a V sia a poppavia che a pruavia |
Azioni relative al governo della barca
|
‘Nzivà |
Mettere il sego alle falanghe e alla carena |
|
‘U ferru |
L’ancora |
|
Arrei - Auanta |
Rema all’indietro - Frena |
|
Da’ funnu |
Ormeggiare |
|
Da’ funnu a’ rota |
Ancorare alla fonda |
|
Da’ funnu nu’ corpu mortu |
Ancorare al corpo morto |
|
Falanga faccia a puppa |
Agevolare la salita della barca sulla falanga |
|
Ittà ‘u ferru |
Ormeggiare |
|
Ittà ‘u ferru pi’ marra |
Legare l’ancora per una marra per non farla impigliare |
|
Mandeni |
Tenere ferma la barca |
|
Mitti i cimi a puppa |
Legare a poppa la barca |
|
Sia |
Rema |
|
Sia a pruda |
Rema verso prua |
|
Sia a puppa |
Rema verso poppa |
|
Teni ‘u latu |
mantenere la barca diritta |
|
Tira ‘nderra |
Tirare la barca sulla spiaggia |
|
Tira a palorciu |
Durante le tempeste da nord si tiene la barca dalla spiaggia con una cima per non farla allontanare dalla riva |
|
Trasi ind’u ventu |
Mettere la prua al vento |
|
Voca |
Altro termine per dire rema |
|
Voca chicatu |
Rema piegato: termine ilare per dire che non sa remare |
|
Vutiggiu |
Bordeggiare |
|
Vuttà |
Spingere in acqua la barca |
Vela
|
Bilaccuni |
Vela a prua della barca |
|
Caru |
Carrucola che serra la vela verso il basso |
|
Sgotta |
Scotta |
|
Trizzaroli |
Terzaroli |
Nodi (Nodichi)
|
Cassia o gassa |
Nodo gassa d’amante |
|
Chiaru |
Nodo piano |
|
Gnummatura |
Impiombatura |
|
Mazzacca |
Sistema per eliminare parte della cima consumata senza tagliare |
|
Nodicu ‘i l’ammiru |
Nodo per legare l’amo |
|
Nodicu pi’ vraccioli |
Nodo per legare alla trave i braccioli |
|
Parillatu |
Nodo parlato |
|
Ricciardu |
Nodo del vaccaro |
|
Scurrituru |
Nodo Scorsoio |
Attrezzi per la pesca
|
Augliara |
Rete simile alla minaita |
|
Cinciorro |
Rete volante |
|
Coppitu |
Guadino |
|
Cordici |
Cime delle reti che reggono i sugheri e i piombi |
|
Crucella |
Attrezzo per rattoppare le reti |
|
Farzatedda |
Panno resistente nel quale si tenevano le reti |
|
Lampara |
Lampare |
|
Merluzzara |
Rete per la pesca di alta profondità |
|
Minaita |
Rete per le alici e le sardine |
|
Modulu |
Attrezzo per costruire le reti a mano |
|
Paima |
Galleggiante per la minaita |
|
Pariti |
Parte delle reti a tramaglio a grosse maglie |
|
Pedi |
Errore nel rattoppare le reti |
|
Pedi |
Galleggianti che indicano l’inizio e la fine delle reti |
|
Rininara |
Rete per le rondini di mare |
|
Rizza ‘ncazzillata |
La parte bassa è rete da fondo mentre la parte alta è da posta |
|
Rizzacchiu |
Rete volante |
|
Rizzi |
Reti |
|
Rizzi ‘i funnu |
Reti da fondo - tramaglio |
|
Schetta |
Reti da posta |
|
Schittuni |
Reti da posta |
|
Sciavica |
Sciabica |
|
Sciavicheddu |
Piccola sciabica |
|
Sciavichedduzzu |
Più piccola dello sciavicheddu |
|
Sicciara |
Rete per la cattura delle seppie |
|
Tartanu |
Rete per piccolo strascico |
|
Vopara |
Reti da posta |
Oltre alle reti si pesca con ...
|
Catranelli |
Per la pesca dei saraghi |
|
Coffi |
Per la pesca delle cernie |
|
Consuli |
Per la pesca dei occhiate |
|
Cucchiarini |
Per pesca a traina |
|
Filazzuni ‘a sbalanzà |
Per la pesca delle cernie |
|
Filazzuni ‘a tana |
Per la pesca delle cernie |
|
Lanzaturu |
Fiocina |
|
Lenza a manu |
Piccola lenza |
|
Nasse |
Nasse |
|
Pulanghisi |
Per la pesca dei merluzzi |
|
Purpara |
Per la pesca dei polipi |
|
Stramazzoli |
Per la pesca delle murene |
|
Totamara |
Per la pesca dei totani |
|
Trajna |
Traina |
|
Vulintinu |
Per la pesca dei pesci di scoglio |
Azioni relative alla pesca
|
‘I ‘a fa’ ‘na posta cu’ ‘a canna |
Pescare con la canna |
|
‘I ‘a gammiri e filalani |
Pescare i gamberetti |
|
‘I ‘a mitti i rizzi |
Andare a mettere le reti |
|
‘I ‘a mitti u pulanchisi a turra e casteddu |
Pescare merluzzi sulla linea Torre Caina - Castello di Castrocucco |
|
‘I ‘a mullà u consulu |
Pescare con gli ami a galla |
|
‘I ‘a purpià |
Pescare i polpi |
|
‘I ‘a rinini cu’ a lambara |
Pescare le rondine di mare con la luce |
|
‘I ‘a scurmi |
Pescare gli sgombri |
|
‘I ‘a siccià |
Andare a pescare le seppie |
|
‘I ‘a totimi |
Pescare i totani |
|
‘I ‘a truvà i cazzi i mari pi’ anniscà |
Raccogliere le oloturie da usare come esca |
|
‘I ‘a tunnacchi |
Pescare i tonnetti |
|
‘I ‘nu cingiorru |
Pescare le alici |
|
‘I a cogli a simintedda |
Raccogliere un’erba marina medicamentosa |
|
‘I cu’ rizzacchiu ‘a guardà i sarpi |
Pescare le salpe con una rete volante |
|
‘I nu’ sciavicheddu pa’ aunnatella ‘na Praia |
Pescare il novellame alla spiaggia di Praia a Mare. |
|
‘Nu volu ‘i sciavicheddu |
Pescare con la sciabica |
|
‘U sciavicheddu a Santu Janni |
Pescare le vopette all’Isola di Santo Janni |
|
Camià |
Fare richiamo |
|
Cuppitià ‘ncoppa i minali |
Pescare le alici con il guadino quando i tonni le spingono in superficie. |
|
Fa’ i pateddi e i caracoi pi’ anniscà |
Prendere dagli scogli le patelle e le lumache da usare come esca |
|
Lambara |
Andare a pescare le alici con la rete e la luce |
|
lanzà cu a citilena e u specchiu |
Pescare con l’arpione, la luce ad acetilene e lo specchio |
|
Minaita |
Andare a pescare le alici con la rete |
|
Mitti i catranelli |
Pescare con gli ami a fondo |
|
Mitti i coffi |
Pescare con gli ami grandi a fondo |
|
Mitti i coffi a piscispata |
Pescare i Pescespada |
|
Mitti i filazzuni |
Mettere i filaccioni |
|
Pulanghisi |
Pescare con gli ami i merluzzi |
|
Scanaglià a rema e a ‘mpullamia |
Controllare le correnti di fondo e di superficie |
|
Scarammà i filazzuni cu’ scarmaturu |
Disincagliare i filaccioni |
|
Scarammà i rizzi cu’ tortunu |
Disincagliare le reti |
|
Tartanu |
Pesca simile allo strascico ma a barca ferma |
|
Truzzulà |
Calare la rete e spaventare i pesci buttando sassi in acqua |
Nome dei pesci
pesci bianchi
|
Aiata |
Occhiata |
|
Aluzzu |
Luccio di mare |
|
Aluzzu ‘mpiriali |
Luccio di Mare |
|
Ambrina |
Ombrina |
|
Cannuta |
Tanuta |
|
Dentici pardu |
Dentice |
|
Luvuru |
Luvaro (dentice) |
|
Merluzzu |
Merluzzo |
|
Musdea |
Mustela |
|
Pizzogna |
Pezzogna (dentice) |
|
Praidentici |
Dentice |
|
Ricciola |
Ricciola |
|
Saracu zucu |
Sarago |
|
Sbaragliuni |
Sparaglione |
|
Scina |
Corvina |
|
Spinula |
Spigola |
|
Uaratu |
Sarago sergente |
Pesci di scoglio
|
Cazzillu ‘i re |
Donzella di mare |
|
Cefulu |
Cefalo |
|
Cernia ‘i scogliu o d’alichi, i fangu o d’umbra |
Cernia di scoglio o d’alghe di fango o d’ombra |
|
Ciarritella |
Volpetta |
|
Ciaula e Minula |
Mennella |
|
Corvu |
Pesce corvo |
|
Furiana o Judea |
|
|
Ganula |
Sciarrano |
|
Guarracinu (russu e nivuru) |
|
|
Laguni |
|
|
Lappuni |
Tordo di mare |
|
Lucerna |
|
|
Malvizzu |
Tordo di mare |
|
Mazzuni |
|
|
Perchia |
|
|
Petrazzola |
|
|
Pietru e Paulu |
|
|
Sarpitella |
Salpa |
|
Scorfunu |
Scorfano |
|
Triglia |
Triglia |
|
Turdu |
Tordo di mare |
|
Vavusa |
Bavosa |
|
Vopa |
Vopa |
Pesce Azzurro
|
Agugli |
Aguglie |
|
Alacci |
Sarde (varietà) |
|
Alici |
Alice |
|
Alose |
Sarde (varietà) |
|
Avunnatella |
Bianchetti |
|
Lacerti |
Lucertole di mare |
|
Lambuchi |
Lambughe |
|
Palamiti |
Tonnetti (varietà) |
|
Parciasacchi |
Piccoli barracuda |
|
Piscispata |
Pesci spada |
|
Rinini |
Rondini di mare |
|
Sardi |
Sardine |
|
Savuri |
Sauri |
|
Scurmi |
Tonnetti (varietà) |
|
Tunni |
Tonni |
|
Zangusi |
Tonnetti (varietà) |
Altri
|
Cacaogliu |
Squalo |
|
Cagnolu - canisca |
Squalo |
|
Canisca |
Squalo |
|
Capunnugliu |
Capidoglio |
|
Fera |
Delfino |
|
Firratu - canisca |
Squalo ferrato |
|
Impisu |
Squalo (varietà) |
|
Magnusa - Canisca |
Squalo (varietà) |
|
Mangia e dormi - Canisca |
Squalo mangia e dorme |
|
Mola |
Pesce luna |
|
Muchiu |
Manta |
|
Palummu (stillatu e nivuru) |
Palombo (stellato e nero) |
|
Piscatrici (viraci e sapunara) |
Pescatrice (verace e saponara) |
|
Pisci Bandiera |
Pesce bandiera |
|
Pisci Sciabula |
Pesce sciabola |
|
Pisciu angiulu - canisca |
Squalo angelo |
|
Pisciu castagnu |
Pesce castagna |
|
Pisciuvacca |
Squalo vacca |
|
Raia (gentili e pitrusa) |
Raia (gentile e pietrosa) |
|
Raia Cappucinu |
Raia Cappuccina |
|
Raimuchiu |
Incrocio tra Razza e Manta |
|
Squatru |
Squalo |
|
Tremula |
Razza Torpedine |
|
Vaccaredda |
Squalo (varietà) |
|
Vattupardu - canisca |
Squalo gattopardo |
|
Virdulinu - Canisca |
Squalo verdolino |
Molluschi
|
Calamaru |
Calamaro |
|
Capi ‘i chiovi |
Seppiolina |
|
Purpissa |
Polpo (varietà) |
|
Purpu |
Polpo |
|
Purpusiccia |
Incrocio tra polpo e seppia |
|
Siccia |
Seppia |
|
Siccitella |
Seppiolina |
|
Totamu |
Totano |
|
Vrommiceddu |
Piccoli Calamaretti |
Pesci di “tartano”
|
Capu rugnusa |
|
|
Chiattola |
Sogliola (varietà) |
|
Ciavula e Minula |
Mennella |
|
Cicala |
Cicala di mare |
|
Cipuddina |
|
|
Filalana |
Gamberi |
|
Fragaglia ‘i trigli |
Neonate di triglie |
|
Frunna i Castagna |
Sogliola (varietà) |
|
Lucerni |
Lucerna di mare |
|
Mazzacogni |
Mazzancolle |
|
Palaia |
Sogliola (varietà) |
|
Piscatrici |
Rana pescatrice |
|
Rausti ‘lifanti |
Aragosta |
|
Rummulu |
Sogliola (varietà) |
|
Schifici |
Pannocchie |
|
Serpi |
Gronchi (varietà) |
|
Suace |
Sogliola (varietà) |
|
Vronchitelli |
Gronchi |
Pesci d’ombra
|
Cernia d’umbra |
Cernia d’ombra |
|
Pisci ‘mbambiri |
Pesce pilota |
|
Pisci capuni |
Lambughe |
|
Pisci porcu |
Pesce porco |
|
Ricciulilli d’umbra |
Ricciole d’ombra |
Conchiglie
|
Binnardu ‘u rimita |
Paguro Bernardo |
|
Caracoi |
Lumache |
|
Cocchia d’argentu |
|
|
Maruzzi |
Paguri (varietà) |
|
Ostrichi |
Ostriche |
|
Pateddi |
Patelle |
|
Petrangulu |
|
|
Pircocu |
|
|
Purcedduzzu ‘i Sant’Antoniu |
Porcellino di mare |
|
Ranapinula |
Cozza pinna |
|
Sgungigli |
Conchiglie con aculei |
|
Tartufi |
Tartufi |
|
Tufa |
Tufa |
Altro
|
Alichi |
Alghe |
|
Alichittu |
Alghe tritate dalla mareggiata |
|
Angini |
Ricci |
|
Cavadducci |
Cavallucci marini |
|
Cazzi ‘i mari |
Oloturie |
|
Gammiri |
Gamberi |
|
Gammiri pilusi |
Gamberi pelosi |
|
Lattuceddi |
Erba irritante ma commestibile se cucinata |
|
Limuni ‘i mari |
Frutti di mare di colore giallo |
|
Lippu |
Muschio |
|
Maccaruni ‘i mari |
Erba commestibile simile a spaghetti |
|
Paddotti |
Pietre di forma sferica |
|
Pimmadori ‘i mari |
Pomodori di mare |
|
Pizaglia |
Muschio marino |
|
Rosamarini |
Velette commestibili di colore blu |
|
Sicca |
Secca - scoglio subacqueo appena affiorante |
|
Sicchi spartuti |
Secche frantumate |
|
Simintedda |
Erba medicamentosa |
|
Spugni |
Spugne |
|
Steddi |
Stelle marine |
Modi di dire marinari
|
A’ varca chi t’arriviti ti passi puru |
La barca che ti raggiunge ti supera anche. |
|
Arretu u scogliu u’ mari è comi a l’ogliu |
Dietro lo scoglio il mare è calmo come l’olio |
|
Cu’ mari e venti non ti fa’ valenti |
In mare e con il vento forte non pensare di essere bravo |
|
Cu’ va’ pi’ stu mari ‘sti pisci pigliti |
Chi va per questo mare gli tocca mangiare solo i pesci che prende |
|
L’acqua chi non risìchiti non fa lippu |
L’acqua che non ristagna non fa crescere il muschio |
|
L’ariu s’è fattu monacu u mari trozzuliti indi ‘i Calabrie e ‘u lupu è inta ‘a campagna |
Quando il cielo si fa scuro (inverno) il mare è agitato al sud (Calabria) e il lupo si aggira per la campagna. |
|
Luna curcata - marinaru aizatu Luna aizata - marinaru curcatu |
Con la luna nuova il marinaio deve essere al lavoro, viceversa con la luna piena il marinaio può dormire. |
|
Maistu ‘i sira, sciroccu ‘i matina |
Vento di maestrale di sera e vento di scirocco al mattino |
|
Mari Tirrenu mari senza pisci |
Mar Tirreno mare poco pescoso |
|
Non ‘nc’è luna nova senza sciroccu tre iurni prima o tre iurni dopu |
Non c’è luna nuova senza vento di scirocco tre giorni prima o tre giorni dopo |
|
Quannu hai paneddi trenta haia stringi ‘a venta ca quannu n’hai una haia fa’ unu vuccuni |
Quando hai molto(trenta pani) devi fare economia mentre quanto hai un solo pane sei costretto a fare economia |
|
Quannu lampi na’ Scalia piglia ‘a zappa e va’ fatia |
Quando i lampi (il cattivo tempo) sono a Scalea piglia la zappa e vai a lavorare |
|
Quannu lampi ni’ ‘Nfrischi piglia ‘a zappa e va’ ti rifrisca |
Quando i lampi (il cattivo tempo) sono a Punta Infreschi piglia la zappa e vatti a riposare |
|
Quannu lampi’ d’Amantia piglia ‘a zappa e va’ fatia |
Quando i lampi (il cattivo tempo) sono ad Amantea (a sud di Maratea) piglia la zappa e vai a lavorare |
|
Quannu lampi’ da’ lu Capu (Palinuro) piglia ‘a zappa e va’ curcatu |
Quando i lampi (il cattivo tempo) sono a Capo Palinuro piglia la zappa e vai a coricarti (verrà a piovere) |
|
Quannu lampi’ da’ muntagna piglia ‘a zappa e va guadagna |
Quando i lampi (il cattivo tempo) sono in montagna piglia la zappa e vai a guadagnare (vai a lavorare) |
|
Quannu malipirtusu cacci’ friscu è bontempu |
Quando spira il vento di “malipirtusu”(vento tra marina e SantoJanni) è arrivata la buona stagione. |
|
Quannu nivica naviga, ma dopu nivicatu fatti truvà tiratu |
Quando nevica naviga, ma dopo nevicato fatti trovare tirato (dopo nevicato metti la barca in secco). |
|
Quannu u’ mari fa’ funtana o è sciroccu o è tramuntana |
Quando il mare fa fontana (tante piccole pozze sulla spiaggia) o viene il vento di scirocco o la tramontana |
|
Sirata ‘i Marzu e matinata d’aprili |
Serata di Marzo e mattinata d’Aprile per pescare le alici |
|
Tre su i putenti: ‘u Papa, ‘u Re e cu non teni nenti |
Tre sono i potenti: il Papa, il Re e chi non ha possedimenti |
|
Trupia ‘nterra vunazza a mari |
Pioggia violenta sulla terra e bonaccia in mare |
|
U’ mari non teni taverna |
Il mare non ha le taverne (luoghi dove poter sostare) |
|
U’ ventu ‘i tramuntana ti scippiti i pisci da intu u’ panaru |
Il vento di tramontana ti strappa i pesci dal paniere |
I VENTI
|
Grecu |
Grecale |
|
Libicciu |
Libeccio |
|
Livanti |
Levante |
|
Maistu |
Maestrale |
|
Malipirtusu |
Vento locale tra SantoJanni e Marina |
|
Menzu jurnu |
Mezzogiorno |
|
Punenti |
Ponente |
|
Sciroccu |
Scirocco |
|
Ventu ‘i terra |
Tramontana |
|
Zanluritu |
Vento locale al largo di Fiumicello |
LE CORRENTI
|
‘Mpullamia |
Corrente di superficie |
|
Rema ‘i livanti |
Corrente che scorre verso ponente |
|
Rema ‘i punenti |
Corrente che scorre verso levante |
|
Rema calma |
Corrente che scorre lentamente |
|
Rema frisca |
Corrente che scorre veloce |
|
Scanaglià a rema |
Sondare la corrente |
LE TEMPESTE
|
Cuda ‘i ventu |
Tromba d’aria |
|
Cuda ‘i zifuni |
Tromba marina |
|
Libicciata |
Tempesta con venti di Libeccio |
|
Maistralata |
Tempesta con venti di Maestrale |
|
Maragliuni |
Mare molto mosso |
|
Sciroccata |
Tempesta con venti di Scirocco |
La toponomastica della costa di Maratea
Dal Porto verso Ponente
|
‘Mbacci ‘u iumu |
Alla foce del fiume |
|
‘U scogliu piscaturu |
Lo scoglio dove si pesca |
|
‘A sicca |
La secca |
|
‘U scogliu rutunnu |
Lo scoglio rotondo |
|
‘U scogliu nghianu |
Lo scoglio piatto |
|
Na’ punta |
Alla punta |
|
Na’ capannedda |
Alla capannella |
|
N’acqua duci |
All’acqua dolce |
|
Sutta ‘a ‘mbraiata |
Sotto la spianata |
|
‘A punta da’ Racia |
Alla punta della Racia |
|
Addù si guarduni i cefuli |
Dove si guardano i cefali |
|
Na’ conca biniditta |
Alla conca (incavo) benedetta |
|
‘U scogliu zumpaturu |
Lo scoglio che si salta |
|
‘A carrozzella ‘i livanti |
La carrozella (scoglio che somiglia ad una carrozza) di levante |
|
Addù si lanziti |
Dove si va a pescare con l’arpione |
|
I punti ‘i Marimortu |
Le punte di Maremorto |
|
‘A carrozzella ‘i punenti |
La carrozella (scoglio che somiglia ad una carrozza) di ponente |
|
‘A cala tunnara |
La cala della tonnara |
|
Ni’ zicchini |
Scoglio dei zecchini (dove probabilmente erano stati ritrovati danari) |
|
Addù si ‘ncocci ‘a rizza ni’ zicchini |
Punto dove si lega a terra la rete nel punto “zicchini” |
|
Cent’ammiri |
Cento ami |
|
‘U passu ‘i Calicastru |
Il passaggio di Calicastro |
|
Calicastru |
Calicastro |
|
Ni’ paddotti |
Negli scogli a forma di palla |
|
‘U baugliu |
Scoglio sommerso a forma di baule |
|
Cazzicarusu |
Dal soprannome di un marinaio |
|
Schina ‘i mulu |
Scoglio a schiena di mulo |
|
Sutta a Za’ Monaca |
Località posta sotto Zia Monica |
|
‘U scogliu ‘i Iummiceddu |
Lo scoglio di Fiumicello |
|
‘A rena i Iummiceddu |
la spiaggia di Fiumicello |
|
Sutt’i grutti |
Vicino le grotti (Fiumicello) |
|
‘U malu passu |
Il passaggio pericoloso |
|
A’ ‘u lippuni |
Scoglio pieno di muschio |
|
A’ ‘u pircocu |
Località posta sotto una pianta di pesco |
|
Nu’ trappitu |
Località posta nelle vicinanze di un trappeto (Ogliastro) |
|
‘A punta da’ Gliasta |
Punta dell’Ogliastro |
|
‘A punticedda ‘i Tavanu |
Punta dove si recava a pescare un certo Signore Tavano |
|
Inta ‘a l’armu |
Sotto l’armo di Cersuta |
|
L’armu |
L’armo di Cersuta |
|
‘A Grutta ‘i palummi |
La grotta dei colombi |
|
‘A l’acqua |
La bolla d’acqua dolce |
|
‘A renicedda du’ Vutturu |
La spiaggetta del “vutturu”(toponimo) |
|
‘A renicedda di’ l’Africi |
La spiaggetta dell’Africi (toponimo) |
|
‘A punta ‘i morti |
La punta dei morti |
|
‘A rena ‘i morti |
La spiaggia dei morti |
|
Nu’ bastimentu |
Al bastimento |
|
Ni’ setti passi |
Ai sette passi |
|
Canali da’ monica |
Canale della monaca |
|
‘I riccioli |
Le ricciole |
|
Nu’ porticeddu |
Al porticello |
|
Za’ Rachela |
Zia Rachela |
|
‘U cristuni |
Lo strapiombo |
|
Intu Santu Petu |
Dentro San Pietro |
|
‘A luppa |
Luppa (toponimo) |
|
‘A Matredduzza |
Matrella (toponimo) piccola |
|
I’ caucinari |
I Calcinari (da una fornace di calce nei pressi) |
|
‘A femmina morta |
La donna morta |
|
San Biaseddu |
San Biagio piccolo |
|
‘A Pedistilla |
Pedistilla (toponimo) |
|
‘A grutta du’ campanaru |
La grotta del campanaro |
|
Intu ‘u Crivu |
Dentro il Crivo (strapiombo) |
|
‘A fissa da’ Ciuccia |
Grotta “vagina” dell’asina |
|
‘U furgiaru |
Il Maniscalco |
|
‘U canali i menzanotti |
Il canale di mezzanotte |
Dal Porto verso Levante
|
Suttu ‘u scogliu Milozzu |
Sotto lo scoglio Milozzo (toponimo) |
|
‘U scogliu Milozzu |
Lo scoglioMilozzo |
|
Na’ scala |
Alla scala |
|
‘U Vutturu (o Gutturu) |
Grotta con una apertura in alto |
|
‘A scala ‘i Manueli |
La scala di Emanuele |
|
Addù scinninu i libani |
Dobe scaricano i “libani” (le corde vegetali) |
|
Punta du’ Crivu |
La punta del Crivo (toponimo) |
|
‘U Crivu |
Il Crivo |
|
‘A grutta i Cicciu ‘u Caporali |
La Grotta di Francesco il Caporale |
|
‘U scogliceddu |
Lo scoglietto |
|
‘A grutta ‘i Zu’ Preutu |
La grotta di Zio Prete (nomignolo del Sacerdote proprietario della grotta) |
|
‘A grutta ‘i Monacelli |
La grotta dei Monacelli (da figure somiglianti a monaci all’interno della grotta) |
|
Punta da’ Turra |
Punta della Torre di Filocaio |
|
Picciunedda |
Piccolo piccione |
|
I tre cannuni |
I tre cannoni (approdo-insenatura naturale con tre legni conficcati nella roccia che, da lontano, vagamente somigliano a tre bocche di cannone) |
|
Santarella |
Piccola Santa |
|
‘A punta du’ corvu |
La punta del corvo |
|
‘U vutturu |
Grotta con una apertura in alto |
|
Punta du’ vutturu |
Punta del “vutturu” |
|
Ciccu Tonnu |
Dan nomignolo del proprietario del luogo |
|
I (g)avuti |
Gli alti - gli scogli alti |
|
‘A punta da’ mattira |
La punta dello scoglio somigliante ad una madia |
|
‘A piscina |
La piscina |
|
Funnicu reggiu |
Fondaco Regio (toponimo) - dove si scaricava la merce per la dogana |
|
‘U barcuneddu |
Il balconcino |
|
I vranni |
Toponimo |
|
‘A cala d’alichi |
La cala delle alghe |
|
‘A grutta ‘i Giorgiu |
La grotta di Giorgio |
|
‘U scogliu a mari |
Lo scoglio in mezzo al mare |
|
Cala ‘i Annita |
La cala di Anita (toponimo) |
|
‘U scarmu |
Lo scalmo |
|
‘A Sciabella (grutta) |
La grotta di Donna Isabella |
|
‘U passaggiu da’ Matredda |
Il passaggio della Matrella |
|
Na’ linghiera |
Alla ringhiera |
|
Ilicini |
Licini (toponimo dovuto agli alberi di leccio) |
|
Ginirusu |
Generoso (punto molto pescoso e perciò generoso) |
|
Cala vecchia |
Cala vecchia |
|
Punta ‘i Don Nicola |
Punta di Don Nicola |
|
Don Nicola |
Don Nicola (Calderano) proprietario del terreno |
|
‘U pizzu d’arena i Don Nicola |
Piccola caletta di Don Nicola |
|
Punta du’ dentici |
punta del Dentice |
|
N’abissu |
L’abisso |
|
‘Mpedi ‘u citrunu |
Ai piedi dell’arancio selvatico |
|
Mastu Franciscu |
Mastro Francesco (proprietario del luogo) |
|
Punta ruina |
Punta della rovina (casetta diroccata) |
|
Cala ficarra |
Cala del fico |
|
Tarantinu |
Tarantino (Cognome del proprietario) |
|
Cala nova |
Cala nuova |
|
Santa Tresa |
Santa Teresa |
|
‘U firratu |
Il ferrato (uno squalo) |
|
Int’a Mantra |
Dentro la Mantra (cala) |
|
‘a rinaglia |
La spiaggia |
|
‘U scogliu ‘i menzu da’ mala mugliera |
Lo scoglio al centro della cattiva moglie |
|
Iudia |
Iudia (toponimo) |
|
Citruseddu |
Punta di Citrosello |
|
Calanchi |
Calanchi |
|
‘I conchi ‘i Vaddi d’Acqua |
Le conche di Valle d’Acqua |
|
Grutta da’ sciabula |
Grotta della Sciabola |
|
Vaddi d’Acqua |
Valle d’Acqua |
|
Grutta ‘i Caina |
Grotta di Caina |
|
Caina |
Caina (torre) |
|
Sutta a’ l’ortu |
Vicino all’orto |
|
‘U pizzu a chiana |
Il pizzo del pianoro |
|
Menz’arena |
In mezzo alla spiaggia |
|
‘U citarisi |
Il citarese |
|
I muretti |
I muretti |
|
‘U tuppu |
Scoglio a forma di Toupè |
|
‘U porticeddu ‘i Castucuccu |
Il porticciolo di Castrocucco |
|
Sant’Angilu |
Sant’Angelo |
|
Gnola |
Gnola (toponimo) |
Il lavoro che intendevo l’ho terminato, mi è, però, rimasta la voglia di dire altre cosette, di raccontare altri episodi di vita quotidiana che caratterizzavano la vita del Porto:
nel tempo libero i marinai frequentavano la cantina di Virgilio, posta appena sopra la spiaggia, dove giocavano a carte e bevevano il vino.
Virgilio prima, e Zu’ Peppu ‘i Virgiliu, figlio, dopo, raccoglievano i pettegolezzi sentiti nella cantina e li usavano, per divertirsi, per seminare zizzania tra le persone. Un giorno Zu’ Peppu diede alla fruttivendola, che vendeva casa per casa la frutta e la verdura, la falsa notizia della morte di un marinaio che si chiamava ‘Ugeniu ‘u uà uà; sfortunatamente per lei. lo incontrò per strada mentre questi si recava in cantina e, credendo fosse il suo fantasma, gettò via dalla testa il cesto quasi pieno di frutta e, correndo a più non posso, si rifugiò spaventatissima nella prima casa che incontrò. Vicenza ‘i Simuni, questo era il suo nome, appena si riprese un poco, venuta a sapere della burla cui era stata vittima, ritornò da Zu’ Peppu e ad alta voce lo apostrofò usando una terminologia molto colorita che, per ragioni di censura, evito di ripetere. Zu’ Peppu comunque incassava pazientemente tutto, consapevole di averselo ampiamente meritato e si preparava a progettare la prossima burla.
Tra Zu’ Peppu e ‘Ugeniu ‘u uà uà c’era un rapporto di amore-odio in quanto stavano sempre a litigare per le mille burle che ‘Ugeniu era costretto a subire ma che dimenticava subito appena gli veniva versato un bicchiere di vino; lo si apprezzava per la sua grande maestria nel giocare alla “scopa”: a carta è di pezza e ti fà chiangi senza mazza, soleva dire quelle poche volte che perdeva.
Il cantiniere teneva tantissimo alla salute dei suoi clienti tanto che, per impedire che il vino facesse loro dei danni irreparabili, sovente lo allungava con l’acqua e, a noi che ci accorgevamo del fatto, diceva che lo faceva per il loro bene, per prolungare loro la vita... .
Cazzaneddu era un celebre pescatore, bevitore e bestemmiatore, era privo di un braccio e di un occhio e viveva secondo natura, alzandosi al sorgere del sole e coricandosi al suo tramonto non prima di averlo riverentemente salutato. Le cernie erano i pesci che amava pescare con il filaccioni conoscendo perfettamente le loro tane.
Al Porto, sovente d’inverno si formavano delle minacciose trombe marine che si dirigevano verso terra. Bisognava in quei casi trovare urgentemente Zu’ Luigiu che era l’unico in grado di saperle tagliare usando un coltello con il manico d’osso e una formula magica segretissima, che si poteva tramandare, ad una sola persona alla volta, la notte di Natale, previo giuramento di mantenere per sempre il segreto.
Tanti hanno giurato di aver visto la tromba marina dividersi in due proprio nell’attimo in cui Zu Luigiu con il suo coltello faceva il segno di reciderla.
Un’altra superstizione molto radicata nei marinai del Porto era quella legata ai danni provocati dall’invidia. Si badava bene quindi di non far sapere alla gente di aver guadagnato bene o di godere di ottima salute. La gente invidiosa e malefica ti pigliava ad occhio e ti faceva cadere in uno stato di malessere caratterizzato dal mal di testa, sbadigli, disturbi alla vista e nausea. Bisognava subito andare da Rusulia o Tresina ‘i sceru che erano le donne portaiole capaci di fare l’occhio. Una con un piatto pieno d’acqua in cui faceva cadere dei pizzichi di sale e delle gocce d’olio ripetendo il rito per tre volte, l’altra con un anello d’oro e un cucchiaio d’olio. Vuoi per convinzione, vuoi per effetto placebo, una volta che la vecchietta diceva di aver tolto l’occhio, i miglioramenti erano immediati. Io stesso mi sono sottoposto più volte a tale rito, quello col piatto pieno d’acqua e, avendomi detto che l’occhio era stato preso, alla terza ripetizione del rito, mi sono sentito subito meglio. Ricordo che cercavo sempre di sentire il bisbiglio della vecchietta per capire cosa dicesse, ma la formula magica restava sempre un mistero pechè essa, faceva percepire, forse volutamente, solo una parte del rito, si trattava di una preghiera cristiana che invocava il Signore a difendere e a liberare il malcapitato dal male. Quando il rito si svolgeva con l’anello, ad un certo punto la vecchietta cominciava a bisbigliare delle frasi e subito dopo a sbadigliare abbondantemente. Se l’occhio fosse stato preso, sbadigliava più volte anche la paziente e con essa tutte le persone che assistevano al rito.
Un’altra figura prodigiosa era la moglie di Zu’ Luigiu, Za’ Nina.
Questa signora sapeva sciogliere i nervi che si erano accavallati e che procuravano grandi dolori, sapeva massaggiare i muscoli dolenti e guarire le distorsioni, il torcicollo e i dolori lombari.
Tutta la gente del Porto, almeno una volta, si è dovuta recare a casa della moglie di Zu’ Luigiu per farsi guarire dal torcicollo o dalla distorsione. La guarigione era gratuita e garantita il più delle volte, quando non succedeva, ella stessa consigliava, vista la gravità del caso, di recarsi a Napoli, al Cardarelli, per farsi curare dai migliori medici.
Oltre alla moglie di Zu’ Luigiu altre due o tre persone erano capaci di guarire con i massaggi, due li ho conosciuti anch’io ed erano: Ciccarella ‘i Travagliatutu e Ciccillu ‘i Coffa. Queste persone erano gli analgesici delle persone povere fino algi anni ’60 a Maratea.
Un altro personaggio che ha caratterizzato la vita del Porto negli anni ’50 - ’60 è stato senza dubbio Benito Stoppelli, detto ‘U Zipponi. Non era un marinaio ma abitava al Porto tutta l’estate ed amava il mare in maniera morbosa. Aveva due barche, una lancia di circa 6 metri ed una lancetta piccolissima, la più piccola del Porto, in più aveva anche un sandolino. Teneva in fitto un locale proprio sulla spiaggia e fu tra i primi, se non il primo, ad acquistare un motore fuoribordo, il famoso Moscone della Piaggio. Viveva a Potenza, ma appena poteva veniva al Porto a pescare ed era sempre fornito delle ultime novità nel campo della pesca. Amava la pesca con la traina e pescare le cernie con i filaccioni. Per pescare i polipi che usava come esca per le cernie usò per primo il sistema delle lancedduzze che consisteva nel depositare, poco distante dalla riva, una serie di piccoli recipienti in coccio, le lancedduzze appunto che i polipi usavano come tana.
Qualche volta anch’io sono andato, prima di lui, a tirare su le lancedduzze e prendermi un paio di polipetti. É stato lui a regalare a tutti noi ragazzini del Porto negli anni 1959 - 60 gli ami e il nylon per pescare con la canna, prima usavamo il cotone delle reti, molto più visibile e meno resistente. Il mare allora era pescoso e spesso tornavo a casa con un secchio pieno di occhiate, saraghi e cefali che mia madre, in parte cucinava e in parte scambiava, con i vicini che avevano l’orto, con i prodotti della terra.
Con Angiollo, altro celebre pescatore, combinammo al Zippone uno scherzo tremendo: galleggiava sul mare un grosso delfino morto, noi lo prendemmo, gli inserimmo nella pancia un masso e una barra di ferro per farlo affondare e lo legammo ad un filaccione che il Zippone aveva da poco legato vicino alla scogliera del Porto. Al mattino, quando si recò a togliere i filaccioni, lo abbiamo sentito, prima gioire e poi decisamente imprecare contro dei grandissimi figli di ... ... .
A questo punto, la voglia di dire altro, e ce ne sarebbe tanto, mi è passata, con grande sollievo credo, per le malcapitate persone cui è toccato leggere questo lavoro.
‘A capu è ‘na sfoglia i cipudda soleva dire Zu’ Roccu ...